Associazioni ed enti senza scopo di lucro: differenze e adempimenti
L’espressione “ente senza scopo di lucro” comprende organizzazioni molto diverse. L’assenza di lucro, però, non comporta automaticamente l’esenzione dalle imposte.
Le principali tipologie
- Associazione non riconosciuta: forma più semplice, ma chi agisce per l’associazione può rispondere personalmente dei debiti.
- Associazione riconosciuta: possiede personalità giuridica e un patrimonio separato da quello degli amministratori.
- Fondazione: utilizza un patrimonio per realizzare uno scopo sociale, culturale o assistenziale.
- ODV: organizzazione di volontariato che opera prevalentemente attraverso volontari.
- APS: associazione di promozione sociale che svolge attività in favore di soci o terzi.
- ASD e SSD: enti che esercitano attività sportiva dilettantistica e devono essere iscritti al RASD.
- Impresa sociale: svolge stabilmente un’attività economica di interesse generale senza distribuire liberamente gli utili.
- Associazione culturale, ricreativa o Pro Loco: può rimanere associazione ordinaria oppure iscriversi al RUNTS.
La qualifica di Ente del Terzo settore – ETS si acquista solamente con l’iscrizione al RUNTS.
Adempimenti principali
Ogni ente deve generalmente:
- predisporre atto costitutivo e statuto;
- richiedere il codice fiscale;
- aprire la partita IVA se svolge abitualmente attività commerciale;
- tenere il libro soci e i verbali degli organi sociali;
- approvare annualmente il rendiconto o bilancio;
- conservare fatture, ricevute e documentazione bancaria;
- distinguere l’attività istituzionale da quella commerciale;
- presentare dichiarazioni fiscali, CU e modello 770 quando dovuti;
- verificare l’obbligo di presentazione del modello EAS;
- rispettare privacy, sicurezza e obblighi assicurativi.
Gli ETS devono inoltre depositare il bilancio al RUNTS, tenere il registro dei volontari, assicurarli e documentare separatamente le raccolte pubbliche di fondi.
Attenzione alle attività commerciali
Quote associative e donazioni sono normalmente entrate istituzionali. Vendite, sponsorizzazioni, pubblicità, somministrazioni e servizi a pagamento possono invece generare redditi imponibili.
In conclusione: non basta scrivere nello statuto “senza scopo di lucro”. Il regime fiscale dipende dall’attività realmente svolta e dalla corretta gestione dell’ente.