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Donazione a favore dell’affine: legittima l’applicazione dell’imposta

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La scelta del legislatore di applicare l’imposta sulle successioni e donazioni in misura diversificata, a seconda che il beneficiario del trasferimento gratuito sia un parente oppure un affine del dante causa, non viola alcuna norma della Costituzione. Il legislatore tributario ha, infatti, il potere di graduare l’ammontare dell’imposta sulla base del rapporto che intercorre tra il disponente ed il beneficiario dell’attribuzione gratuita.
Questo principio è stato espresso dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 54 del 13 marzo 2020.
La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dalla Commissione tributaria regionale a seguito dell’impugnazione, da parte di un contribuente, di un avviso di liquidazione emesso dall’Ufficio dove era stato registrato il relativo atto di donazione.
 
Prima di esaminare la vicenda specifica, occorre premettere che, attualmente, le aliquote e le franchigie previste ai fini dell’imposta sugli atti di donazione sono stabilite dall’articolo 2, comma 49 del Dl n. 262/2006.
Questa disposizione prevede l’applicazione delle seguenti aliquote e franchigie:
– 4% in caso di trasferimenti a favore del coniuge e di parenti in linea retta. L’imposta si applica sul valore eccedente la franchigia di 1.000.000,00 euro
– 6% in caso di trasferimenti a favore di fratelli e sorelle. L’imposta si applica sul valore eccedente la franchigia di 100.000,00 euro
– 6% in caso di trasferimenti a favore di altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al terzo grado (senza franchigia)
– 8% a favore di altri soggetti.
 
L’atto di donazione che ha dato origine alla controversia, era stato stipulato il 22 giugno 2006 e, pertanto, era soggetto alla previgente disciplina,  » Read More

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